Ovviamente l'Agopuntura si fa con gli aghi. Anticamente gli aghi "classici" erano di 9 tipi e servivano a molti scopi, alcuni di natura nettamente chirurgica, come per es. incidere e drenare gli ascessi. (vedi foto a lato).
Gli aghi che si utilizzano oggigiorno appartengono al tipo "Hao" o "ago filiforme". Gli aghi più diffusi sono di fabbricazione cinese e sono composti da due metalli: acciaio lo stelo, mentre il manico è costituito da una spirale di filo di rame. Oggi alcune aziende, soprattutto giapponesi, fabbricano aghi monometallici spesso con il manico di plastica (foto sotto), ma essi non incontrano molto la mia approvazione.
Non ho la pretesa di avere per forza ragione, ma essendo l'ago uno strumento "elettrico" ritengo che l'unione di due metalli (coppia galvanica) sia più efficiente di un solo metallo per giunta isolato elettricamente sul manico. Gli aghi che personalmente prediligo e utilizzo più frequentemente sono di tre dimensioni, da 25, 40 e 50 mm di lunghezza (senza contare il manico) con diametro tra 0,25 e 0,30 mm e ritengo che con questi strumenti si possa fare il 99% dei normali interventi di Agopuntura. In casi particolari come pazienti molto corpulenti, in aree profonde come il muscolo gluteo, è possibile si rendano necessari aghi di lunghezza maggiore, ma questo raramente.
Gli aghi che si utilizzano attualmente sono tutti rigorosamente monouso, confezionati uno per uno, sterilizzati dal costruttore e sono sicuri al 100%, riportano sulla confezione la data di scadenza e il marchio di approvazione della UE.
Spesso ci si sente domandare se esistano e vengano utilizzati aghi d'oro o d'argento. Personalmente, come la quasi totalità dei miei colleghi, ritengo che che questi aghi siano più dei gadget per turisti che strumenti terapeutici.
Elettrostimolatori
Alla fine degli anni 50 e agli inizi degli anni 60, in Cina, per utilizzare l'Agopuntura a fini anestesiologici negli interventi chirurgici, vennero messi a punto i primi elettrostimolatori per AP. Essi erano e sono ancora strumenti molto semplici dal punto di vista costruttivo (ne conservo alcuni che forse iniziano ad avere valore come antiquariato) non essendo altro che emettitori di onde elettriche (di solito positive con un rapido picco negativo) regolabili per frequenza e intensità. Dopo un primo impiego esclusivo in campo anestesiologico, si sono adottati gli elettrostimolatori anche nella normale terapia facendone un uso anche eccessivo, infatti vi erano agopuntori che non mettevano aghi senza stimolarli elettricamente. Personalmente non ho mai avuto molta simpatia per questa tecnologia, ma devo ammettere che anche la mia preclusione era forse eccessiva e in alcuni casi l'elettrostimolatore rappresenta uno strumento utile che può aggiungere qualcosa, anche di determinante, alla terapia.
Attualmente si trovano apparecchi di costruzione cinese, giapponese e anche nazionale, tutti sono in grado di garantire la funzione per cui sono nati, si tratta, ripeto, di una tecnologia molto semplice.
Gli apparecchi vengono collegati agli aghi, dopo che questi sono stati posizionati sul paziente, mediante sottili fili elettrici, recanti alle estremità appositi morsetti. Le frequenze terapeutiche sono di solito abbastanza basse e l'intensità è regolata sulla capacità di sopportare del paziente, che comunque non deve mai provare dolore o forte disagio.
Spesso l'elettrostimolazione provoca ritmiche contrazioni dei muscoli interessati, non dolorose se l'intensità è ben regolata.
Moxa
La moxa è una sostanza rappresentata dalle fibre vegetali, essiccate e triturate della pianta Artemisia Vulgaris. (foto a lato)
La pianta viene raccolta in autunno, essiccata in ambiente molto aerato e, liberata delle parti legnose più grossolane, viene poi triturata ad ottenere una sostanza chiamata "lana di moxa". L'applicazione terapeutica della "moxa" si chiama "moxibustione" e si propone lo scopo di stimolare gli agopunti col calore, questo si può realizzare con diverse tecniche..
I CONI: dalla lana si modellano, con le dita, dei piccoli coni di moxa che vengono applicati sul punto di agopuntura e incendiati con un bastoncino d'incenso (la moxa brucia senza fiamma e con una brace che avanza lentamente); arrivati al limite dell'ustione, il conetto viene rimosso e si ripete l'operazione.
LO STICK (o bastoncino di moxa): la lana viene avvolta in carta di gelso a confezionare un vero e proprio sigaro che viene incendiato a un'estremità, questa estremità ardente viene avvicinata ai punti da trattare e il paziente risente un grande calore irradiato dalla brace; al limite della tollerabilità lo stick viene allontanato e si ripete l'operazione (vedi immagine).
AGHI CALDI: la lana di moxa (o un pezzetto di stick, o un piccolo rotolo confezionato ad hoc) viene posta sull'ago già applicato al paziente e viene incendiata. La moxa bruciando scalda sia la pelle del paziente per irraggiamento, che il manico dell'ago, che veicolerà il calore all'interno. Tecnica fortemente indicata per le affezioni da umidità e freddo.
LA MOXA SENZA FUMO: ultimamente, per ovviare al principale effetto collaterale della moxa rappresentato dal fumo intenso sprigionato dalla combustione e dal relativo intenso odore, è stata realizzata una moxa che brucia senza fumo. Questo tipo di moxa si presenta come una specie di carbone e può essere utilizzato come stick o applicato sugli aghi. Personalmente la trovo ottima e ha liberato il mio studio medico dal perenne odore di moxa che vi aleggiava.
Ventose o coppette
Le ventose chiamate anche coppette, sono un metodo antico che non appartiene però solo alla Medicina Cinese. Esse venivano utilizzate anche nelle nostre campagne, certamente molti anni prima che si conoscesse alcunchè della Medicina Cinese. Venivano praticate per lenire i dolori e le affezioni “di petto”, bronchiti, catarri etc.
Anticamente in Cina le coppette di vetro (fragile e difficile da produrre) erano sostituite da coppette di bambou, ricavate tagliando la canna di bambou (di dimensioni acconce) a poca distanza da un nodo, si creava così un piccolo vaso che, una volta che ne fosse stato smussato il bordo, assolveva perfettamente il compito (vedi foto sotto).
La tecnica della coppettazione con scarificazione, che ancora oggi si pratica in Cina, consiste nel praticare una piccola incisione sulla parte interessata prima di applicare la ventosa, in questo modo si ha la fuoriuscita di una discreta quantità di sangue (microsalasso) e la stessa identica cosa si otteneva, nelle nostre campagne, con l’applicazione delle sanguisughe.
Le ventose da sole, o ancor più con microsalasso, sono particolarmente indicate per lenire le condizioni di infiammazione intensa, acuta o cronica, con una rilevante componente “calore”.
A qualcuno risultano un po’ impressionanti le ecchimosi che normalmente le ventose lasciano nel punto della loro applicazione, ma voglio sottolineare come queste ecchimosi (lividi) siano del tutto indolori e come spariscano completamente in pochi giorni senza lasciare traccia.
Oggi sono sempre più spesso utilizzate delle ventose di plastica recanti una valvola in cima, che permette di aspirare l’aria mediante una semplice pompa a mano; questo rende non più necessarie quelle “folcloristiche” manovre fatte col fuoco per creare il vuoto nelle coppette di vetro tradizionali.
Martelletto o "Fior di pruno"
Il Martelletto a 7 aghi detto anche "Fior di pruno" è uno strumento semplice, ma efficace volto al trattamento locale. Appartiene alla grande categoria dei metodi "Gua Sha" cioè di metodi di trattamento squisitamente "locale", spesso di derivazione popolare, ma assai efficaci nel lenire affezioni soprattutto periferiche.
Il martelletto può essere utilizzato con diverse "intensità", dalla semplice stimolazione con arrossamento locale, fino ad un lieve sanguinamento come nelle affezioni da calore.
Un tempo si utilizzavano martelletti metallici che venivano sterilizzati. Questo offriva un livello di sicurezza non sufficiente e queste metodiche sono state abbandonate. Oggi è possibile disporre di ottimi strumenti dotati di testine intercambiabili monouso, cosa che ha conferito anche a questa tecnica una sicurezza assoluta.